Saranno Scrittori: la voce dello scrittore, la ricerca dello stile oltre l’imitazione

Carissimi amici, ben tornati. Negli scorsi articoli abbiamo trattato dei “mali” più comuni che affliggono il sedicente scrittore: dalla mancanza del messaggio, ai vari stereotipi che si incontrano sul web. Ne abbiamo ricavato un bestiario ricco e variegato che, credo, dia più di un indizio sul perché così tanti scrivano e solo pochi arrivino (per … Continua a leggere Saranno Scrittori: la voce dello scrittore, la ricerca dello stile oltre l’imitazione

La classificazione delle figure retoriche. Un esercizio di stile?

Narriamo. In continuazione, senza nemmeno accorgercene. Raccontare storie è un aspetto così radicato dell’autocoscienza che non siamo nemmeno in grado di pensare a una cultura senza narrazione; non siamo in grado di pensarci se non attraverso il racconto.

Plasmiamo le parole per ottenere un effetto,le combiniamo per suono e significato, le organizziamo per sintassi, le associamo per ritmo col solo scopo di accendere la scintilla dell’interesse, per rendere la nostra narrazione unica. Lo diceva d’altronde Cicerone, uno che di retorica ne sapeva qualcosina: nella costruzione dell’argomentazione, che segue regole ben definite, esiste un momento chiamato electio che sottende a un concetto importante.

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Figure retoriche e traslati, mattoni della narrazione

È evidente che la retorica e la prosodia non sono dei tiranni inventati arbitrariamente, ma una raccolta di regole reclamate dall’organizzazione stessa dell’essere spirituale. E mai la retorica e la prosodia hanno impedito all’originalità di prodursi distintamente. Al contrario, se si dicesse che esse hanno aiutato l’esplosione dell’originalità, sarebbe più vero.

(Charles Baudelaire)

Infilarsi in una serie di articoli sulle figure retoriche equivale a infilarsi in un ginepraio. È questa l’unica frase che mi batte e ribatte in testa da quando ho avuto la malaugurata idea di proporre una follia simile in redazione, eppure eccomi qua.

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Sensorialità, sinestesia e figure retoriche

Cos’è che rende incredibile la prosa di certi autori?
Io credo sia la capacità di trasmettere al lettore la propria particolare visione, di farlo entrare dentro il proprio mondo.

Non troppi giorni fa, rileggevo alcune delle lettere che Van Gogh scrisse al fratello Theo. Van Gogh non era certo uno scrittore, ma era un grande lettore. Amava leggere per scoprire mondi nuovi e nuovi modi di osservare la realtà. Forse non si rendeva nemmeno conto che, nello scrivere quelle lettere cariche di umanità, dolore e introspezione, riusciva in qualcosa che moltissimi autori non sono in grado di fare.

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