Procrastinazione e scrittura: cronaca di una morte annunciata (2^ parte)

Un paio di settimane fa ci siamo addentrati in un approfondimento sulla procrastinazione, quel dannato atteggiamento che impedisce a quasi un quinto della popolazione di raggiungere i propri obiettivi.
Sembra che, rispetto a 30 anni fa, il numero di procrastinatori sia quadruplicato. Eppure la procrastinazione è una bestia antica, di cui si parla addirittura in alcuni antichi testi Iraniani qualcosa come 4000 anni fa, dove viene descritta come un demone piuttosto ingegnoso. Un po’ come la nostra scimmietta.
E allora come battere questa maledetta procrastinazione? Sale, paletti di frassino e antiche invocazioni sumere? Nulla di tutto ciò.

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Procrastinazione e scrittura: cronaca di una morte annunciata

Partiamo da un presupposto: quasi tutti gli scrittori (e per scrittori intendo chiunque abbia a che fare con il mezzo scritto per vivere – quindi anche copywriters et similia) che ho conosciuto sono personaggi con qualche biglia fuori posto, esistenzialmente parlando.
Molti di noi – la maggior parte forse – hanno necessità di uno scopo per muoversi.
L’assenza di un obiettivo porta all’ignavia, alla procrastinazione e all’immobilità in generale. È un difetto tanto più importante quanto la creatività e l’interiorità fanno parte di una persona, e si finisce così per avere dentro di sé incredibili storie che non si concretizzano a causa dell’incapacità di trasferire il pensiero nel mondo reale, di tramutare l’idea in azione.

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